Senza peso di Simona Rusconi
Articolo tratto da MacGuffin n. 12 – Perché gli hamburger sì e gli arrosticini no?
Secondo la leggenda, sarebbero stati due pastori del Voltigno (ma altre fonti dicono del Gran Sasso) a cucinare per la prima volta degli arrosticini in Abruzzo. La ragione era fondamentalmente una: non sprecare cibo e riuscire a mangiare la carne di pecora vecchia, presa anche dalle zone più vicine alle ossa dell’animale.

Ecco, questo episodio mi fa pensare come uno dei concetti peggiori della nostra vita sia racchiuso nella parola “spreco”. Perché sprecare è un concetto che va oltre le questioni di inutilità e di rifiuto: è qualcosa che ha a che fare con la nostra stessa esistenza.
E con l’usarla male.

Tra i nostri rifiuti, infatti, potrebbero esserci benissimo degli oggetti che hanno fatto il loro ciclo, che non possono avere più valore per nessuno ma che, non per questo, perdono il senso (piccolo o grande) che hanno avuto per la nostra vita.

Tutt’altra cosa, invece, avviene quando mettiamo in atto un vero e proprio spreco. In questo caso, infatti, l’oggetto in questione potrebbe avere ancora un suo valore – da qualche parte dentro il nostro petto lo sappiamo pure noi – eppure decidiamo consapevolmente di non sfruttarlo. Decidiamo di non poterlo più utilizzare per l’uso a cui era destinato, decidiamo di non provare ad usarlo in modo diverso e decidiamo pure di non darlo a qualcun altro, che magari potrebbe ricavarci ancora qualche utilità.
Ecco quindi che nello spreco c’è solo una cosa che perde valore: noi stessi.

Eh sì. Perché quando si compra qualcosa, non lo si fa con i soldi, ma con il tempo della propria vita che è servito per guadagnarli. Quindi, ogni volta che sprechiamo qualcosa, in realtà stiamo sprecando tutte le energie che abbiamo investito per avere quell’oggetto con noi. Dunque, stiamo sprecando noi stessi.
Proviamo a rifletterci.

In tema di spreco, non posso non parlare di Elisa Nicoli: bolzanina di nascita ma adottata dal mondo, documentarista, camminatrice, scrittrice ma, soprattutto, autoproduttrice di professione. Sì, avete letto bene: perché lei di quella cosa di mettersi a fare cibi, detersivi, vestiti, cosmetici e altri oggetti vari da soli ne ha fatto un vero e proprio lavoro. Scrivendo su questi temi 10 libri e dando anche vita a un sito internet molto interessante e pieno di spunti (al quale è legato un profilo instagram molto seguito).

Mia madre viene da una famiglia di 10 persone, in un ambiente (quello montano) dove era scontato non sprecare. È stata probabilmente lei a farmi sentire forte l’esigenza di rispettare questo nostro pianeta. E poi probabilmente anche il mio amore sconfinato per la natura, cioè per tutto quello che non è stato creato dall’essere umano. I boschi, le rocce, le cime delle montagne. Amo tutto questo talmente tanto, che è naturale per me averne un profondo rispetto.

Mettere in atto qualche piccolo gesto di autoproduzione o di riuso creativo (avete mai sentito parlare di upcycling?) rappresenta, soprattutto in questo periodo difficile, un atto di creazione e di (ri)nascita. Ci permette di lasciare spazio alla possibilità di un mondo diverso, basato su un’economia differente. Ma anche un mondo in cui si mettono da parte individualismi e solitudini per riportare al centro la condivisione di competenze ed esperienze, il recupero di un “saper fare” che giova anche all’autostima e alle nostre relazioni sociali.

La vera rivoluzione nelle nostre vite credo stia nel capitale delle relazioni. Quello dedicato a curare la propria cerchia di conoscenti e amici è il tempo meglio speso per una vita piena, appagante e a basso impatto ambientale. Prima ancora di comprare a chilometro zero, mettere lampadine a basso consumo e spostarsi in bicicletta, vengono le persone. Quelle con cui condividere determinate scelte, quelle con cui non sentirsi mai isolati, quelle con cui passare il tempo a fare assieme una passata al pomodoro. Prima che riuscissi a trasformare le mie passioni in lavoro ero fondamentalmente sola, mi serviva una forza di volontà enorme per portare avanti certi tipi di comportamenti fuori dall’abitudine.
Poi ho cominciato a scrivere e cambiare frequentazioni. Essere circondati da persone che ti apprezzano per quello che fai è impagabile, ma anche fondamentale. E dalle giuste relazioni nascono sempre cose nuove e nuove sperimentazioni.

Elisa è molto chiara: vivere come fa lei richiede molta volontà e una certa “forma mentis”: tutte cose che si possono creare ed allenare interessandosi all’argomento e imparando a guardare le solite cose sotto nuovi e diversi punti di vista. È importante che ciascuno inizi ad assumere un po’ di consapevolezza in più e inizi a fare la sua parte, ma compatibilmente con le proprie risorse, senza impazzire e – soprattutto – senza stressare se stessi e le persone attorno.
Insomma, non bisogna rivoluzionare le proprie vite: bastano piccoli gesti che a volte sono così semplici che neanche ci vengono in mente. Potete trovarne alcuni qui.

Cercare di rispettare la Terra in ogni sua manifestazione non deve essere una moda. Le mode sono passeggere, sono superficiali. Arrivano, vengono adottate da molte persone, ma poi passano. E lasciano poche tracce. Rispettare la natura significa sentire profondamente dentro di sé una necessità. L’amore per la sua bellezza costituisce una spinta viscerale verso la sua tutela. E ciascuno di noi ha la sua fettina di responsabilità.

Pesare il meno possibile sulla Terra, quindi, è una questione profonda, che va oltre le mode alternative ed ecologiste che ultimamente sbucano un po’ ovunque. Perché in fondo, come dice il fondatore di Casaclima, Norbert Lantschner, “È ancora difficile far comprendere all’umanità che l’energia più intelligente è sempre quella non consumata”.