A Cadorago si parla di limiti: non come punizione, ma come prevenzione.

RIMANDATO A martedì 19 maggio, ore 20:30.

Auditorium di Cadorago, via Manzoni 26. Ingresso libero.

C’è una parola che spaventa quasi più degli adolescenti stessi.

Non è “conflitto”. Non è “dipendenza”. È “limite”.

Quando la si pronuncia in un contesto educativo, qualcosa si irrigidisce in sala. Come se porre un limite fosse ancora, nonostante tutto, un gesto da giustificare. Un residuo autoritario da scusare, non una scelta consapevole da difendere.

Il secondo incontro del ciclo “IN SOSTANZA” affronta esattamente questo: limiti e regole come strumenti di crescita, non come strumenti di controllo.

Cosa succede quando mancano le cornici

La parola “cornice” è più precisa di quanto sembri.

Una cornice non imprigiona un quadro: lo rende leggibile. Gli dà un confine dentro cui esistere. Senza cornice, il quadro si perde nel muro.

Lo stesso vale per ragazze e ragazzi in crescita. Hanno bisogno di adulti coerenti che sappiano proporre relazioni significative e spazi entro cui sperimentare. Non per limitare l’esplorazione, ma per renderla possibile. Sicura. Orientata.

Quando manca questa struttura, un adolescente si ritrova solo davanti a un mondo senza margini. E un mondo senza margini non è libertà: è disorientamento.

Il problema dell’eccesso di gratificazione

Jacopo Boschini partirà da un’osservazione scomoda: molte ragazze e molti ragazzi crescono oggi in ambienti dove ogni desiderio trova risposta immediata. Non per cattiveria, ma spesso per esaurimento. Per il desiderio comprensibile di vederli contenti.

Il risultato, però, è paradossale. Chi non ha mai sperimentato la rinuncia fatica a sviluppare il desiderio. Chi non ha mai incontrato il limite fatica a costruire la propria identità. Chi non ha mai attraversato la frustrazione non impara a riconoscerla negli altri.

Non è una questione ideologica, come sottolinea con chiarezza il materiale dell’incontro. Porre regole, contenere, dire no con fermezza: sono atti di cura. Non il contrario.

La fermezza educativa non è severità

C’è una distinzione che vale la pena tenere presente.

La fermezza educativa non significa rigidità. Non significa chiudere il dialogo o ignorare le emozioni. Significa la capacità di prendere decisioni emotivamente difficili nell’interesse dei figli, resistendo alle pressioni che tendono a delegittimare quello che si è già valutato come giusto.

È una capacità. Non uno stato d’animo, non un carattere. Si può costruire, si può allenare.

E si può fare insieme: perché lo stile educativo non è mai solo individuale. Dipende anche dalla dinamica della coppia genitoriale, da come due persone riescono a tenersi allineate davanti a un figlio che testa i confini.

Perché questo conta nella prevenzione

“IN SOSTANZA” è un progetto di prevenzione delle dipendenze da sostanze psicoattive. Ma la sostanza del progetto, perdonate il gioco di parole, sta altrove.

Sta nell’assunzione, documentata dalla letteratura su adolescenza e rischio, che i comportamenti problematici emergono spesso in assenza di strutture relazionali solide. Non perché i genitori siano cattivi, ma perché sono stanchi. Perché il mondo attorno li ha convinti che autorevolezza e affetto siano in conflitto.

Non lo sono.

Un adolescente che ha imparato a stare dentro un limite — che sa che il no di un genitore è un atto d’amore e non un rifiuto — è un adolescente che ha meno bisogno di cercare altrove i confini che non trova in casa.

Il ciclo continua

Questo è il secondo dei tre incontri previsti all’Auditorium di Cadorago. Il prossimo sarà martedì 28 aprile, ore 20:30, sul tema: “L’autostima: significato e progetto educativo”.

“IN SOSTANZA” è promosso dal Comune di Cadorago, in collaborazione con Arca di Como, l’Istituto Comprensivo locale e AttivaMente.

Dove: Auditorium di Cadorago, via Manzoni 26

Quando: martedì 19 maggio 2026, ore 20:30

Ingresso: Gratuito

Conduce: Jacopo Boschini

Info: 031.6871771 | 351.9624891 | info@coopattivamente.it

Perché la prevenzione non inizia con il divieto. Inizia con la relazione. E la relazione ha bisogno di struttura.