Dopo di me il nulla

Spettacolo prodotto all’interno di Questo Mostro Amore | progetto di promozione delle capacità di costruire relazioni non violente tra generi. Realizzato da Cooperativa AttivaMente, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia di Como, con il contributo di Comune di Como, Fondazione Cariplo e Soroptimist International d’Italia – club di Como e con il sostegno di Banca Generali, LarioIn, ASF Autolinee e Associazione Mogli Medici Italiani – sezione di Como.

Dopo di me il nulla è una storia semplice.
Dalila è una giovane donna che corona il suo grande sogno d’amore sposando Federico, affascinante chirurgo estetico dalla fama ormai consolidata.

L’inizio del loro matrimonio ha i toni della fiaba e, agli occhi di tutti, marito e moglie sono una coppia perfetta.

In poco tempo, però, quello che alla donna sembra un sogno, si trasforma in un incubo.

Federico inizia ad esercitare violenza su Dalila, prima di tipo fisico poi, lentamente, di carattere psicologico, inventano forme di tortura e di sopraffazione sempre più raffinate.

Dopo di me il nulla racconta di Dalila in piedi, immobile, nel salotto lussuoso della sua villa. Dialoga con una Voce che ha lo stesso tono della voce di suo marito.

La Voce le ordina cosa pensare, cosa dire, come comportarsi. È la stessa Voce che per cinque anni l’ha posseduta, annullando completamente la sua volontà e la sua personalità. Il Monologo di Dalila diventa dialogo con la Voce- fascinosa, ammaliante, seduttrice. Una Voce che diventa disperatamente, attraverso l’innamoramento, il ricordo, il pentimento e le promesse, e di non perdere il potere sulla sua preda faticosamente catturata.

Grazie al provvidenziale aiuto di una strana amica, però, Dalila trova le forze per affrontare una volta per tutte il suo demone possessore.

Dopo di me il nulla diventa così una storia di liberazione e di rinascita, ambientata nella mente stessa di Dalila, da sempre territorio di conquista e devastazione della Voce.

Note di regia.

Le cifre lasciano senza parole. Circa il 30% delle donne in Italia subisce maltrattamenti di vario tipo. Impressionante:

Non solo. Il fenomeno colpisce indifferentemente ogni strato sociale. Con una differenza: nelle classi più ricche si denuncia di meno, perché spesso chi maltratta ha un ruolo sociale da mantenere e proteggere. E la donna, purtroppo, si fa carico anche di questo. Perché si sa: i panni sporchi si lavano in famiglia.

Ma per comprendere certe dinamiche è necessario osservarle al microscopio. 
 Questo è il tentativo di Dopo di me il nulla.

Con questo spettacolo, infatti, voglio raccontare di come la violenza sia un fenomeno subdolo, complesso, da cui è difficile uscire, ma è anche possibile farlo.

In primo luogo, la violenza si basa su una chiara distinzione di ruoli: il carnefice e la vittima.

Per quanto sia brutto da dire, ciò significa che all’interno di una dinamica di violenza perpetrata nel tempo, entrambe le parti trovano una propria identità ben precisa.

Questo implica che all’interno della coppia si costruisce una scala di valori completamente sfalsata, che chi è all’interno della violenza ritiene assolutamente normale e quotidiana, ma che appare assurda e senza senso per chi la osserva e la giudica dall’esterno.

Ho cercato di comprendere queste dinamiche intervistando ragazze che hanno subito maltrattamenti ed è stato come entrare in un mondo fatto di pazzia.

Per questo lo spettacolo è il dialogo tra una donna – Dalila – e la voce che le possiede la mente.

Dalila, grazie all’intervento provvidenziale di una sua amica, prende coscienza del suo ruolo, del potere che concede al marito, della necessità di una nuova scala di valori.

E il primo passo in questa direzione è quello di attribuire un nuovo valore al Nulla: non più un vuoto che fa paura, ma un luogo da riempire con una nuova vita.

Dopo di me il nulla è una storia dura, violenta, ma che porta ad una nuova libertà.

Fare teatro è il nostro piccolo contributi nel cercare di avere cura della nostra società.

Raccontare ed ascoltare storie aiuta a comprendere, porta lo sguardo dell’attore e dello spettatore oltre i numeri e le statistiche, coinvolgendo così non solo la nostra parte razionale, ma anche e soprattutto la nostra sensibilità.

 

Regia e drammaturgia Jacopo Boschini

Con Alessia Melfi
Voce fuori campo Stefano Dragone

Scenografie e costumi Luca Tombolato

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